La luce che il sole disegna andando via

Posted in Pensieri on 24 luglio 2017 by salvodanna

sole

È diverso, stanotte. Non so come spiegarlo, non è successo niente di particolare, ma sono fiducioso. Sarà che finalmente ha smesso di piovere, sarà che il mio cuore è in trepidante attesa, ma sono sereno. Certe volte basta veramente poco, una telefonata, una mail, un gesto d’affetto. Magari una novità che non ti aspetti. Sapete come mi sento? Un pianeta che gira intorno al suo Sole. Quel pianeta non si avvicinerà mai, al Sole, perché sarebbe impossibile, perché sfiderebbe ogni regola della Natura, perché sarebbe la rovina per entrambi, la loro distruzione. Cozzerebbero frantumandosi in miliardi di pezzi. Ma neppure prova a scappare via, quel pianeta. Sa che morirebbe in poco tempo, privo di quella luce, di quel calore, di quella protezione. Sì, proprio così… protezione. Il pianeta nutre una fiducia incondizionata nei confronti del suo Sole, capisce che è vita. Si accorge di questo ogni volta che il suo astro si eclissa e non si fa più vedere. Quando quei raggi ricominciano a illuminarlo, il pianeta riprende a sorridere, a vivere. E così il pianeta continua a girare, seguendo la sua orbita, senza allontanarsi mai da quel percorso prestabilito, anche se si rende conto di non poterlo mai raggiungere, quel Sole. Il suo Sole.

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Sussurro n 65

Posted in Pensieri, Poesia, sussurri on 23 luglio 2017 by salvodanna

irtoo4jfo 

Grosse nuvole nere sulla tua testa

Contorni frastagliati disegnano in esse

immagini che non riconosci

Tremi, perché?

Sarà il vento freddo che ti sferza

o la pioggia che impietosa bagna la terra.

Hai paura.

Potessi spazzare via ciò che ti turba!

Un soffio, uno solo.

Vorrei averne la forza

ma sono misera carne.

Ecco il mio ombrello, arrugginito e sicuro

E il mio cappotto, lacero e caldo

Ti porgo la mano,

vibra come la tua.

Sono esanime,

ciò nonostante alzo il mio corpo per te,

che hai aperto spirito e cuore.

Vedi?

La barca non affonda,

ci porterà insieme fino a un porto amico.

Lì, dalla punta di un molo,

ti saluterò

con un sorriso di gioia.

E tu, felice, partirai,

abbracciata al tuo uomo,

baciata dal sole che splende,

seguendo le rotte che qualcuno ha tracciato per te.  

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Il mio angelo

Posted in Pensieri, Poesia, sussurri on 19 luglio 2017 by salvodanna

angeloSì, sono vivo. Lo sono perché ti amo. Sei il mio angelo. Non credo io potrò mai, in questa o in altre vite, farti capire i motivi dei miei sentimenti. Dovrei capire io, prima. Neppure mi aspetto che tu voglia starli a sentire. Ma ti amo, questo è certo. Se devo dirti la verità, io non li ho mai cercati, questi motivi. In tanti hanno cercato di comprenderli, tu per prima. Non si può amare e basta? È forse un delitto, una colpa? Per ogni cosa bisogna trovare una spiegazione plausibile e razionale? Poteva accadere, poteva non accadere. È successo. Io ti amo. Rubare il tempo, rubare sul tempo. Ne è rimasto veramente poco. Poi svanirai dalla mia vita improvvisamente, così come sei apparsa. E io dovrò farmi forza, accettare, e ricominciare. Senza poterti vedere né sentire, per il resto dei miei giorni. Cosa rimarrà di te, in me, tra dieci, venti, cinquanta anni? Quando sarò vecchio, ci sarà dentro la mia anima ancora il tuo ricordo? Nonostante tutto quello che è avvenuto, e quello che non è avvenuto, io sono convinto di sì. Non voglio dimenticare, non voglio cancellare. Malgrado tutto. Chissà per quanti anni ancora cercherò parte di te nelle donne che la vita mi farà incontrare. Chissà per quanto tempo ancora non guarderò nessuna altra donna. Se qualcuno mi desse la possibilità di tornare indietro e potere scegliere se innamorarmi di te oppure no, pur sapendo che, come in un supplizio divino, poi sarei costretto da un vincolo indistruttibile a ripercorrere lo stesso percorso con lo stesso risultato, io accetterei comunque di innamorarmi di te. Non perché sono un masochista. Ma perché, malgrado tu non lo capirai mai, né lo accetterai, e con te nessun altro all’infuori di me, nonostante i miei silenzi e le mie sofferenze, io sono vivo. Lo sono perché ti amo.

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Lettera ad un’amica

Posted in Pensieri on 15 luglio 2017 by salvodanna

letteraNotti di solitudine. Io non sono capace di consolare, non nella mia situazione. Siamo uguali. Questa che sto affrontando è la peggiore della mia vita, e certo di notti difficili ne ho viste tante. Stanotte ci sono stato proprio vicino. Il baratro era a un passo, e io mi ci stavo buttando dentro. Voi avreste avuto la vostra notizia. Non ho pianto tanto da quella volta in cui lei scoprì tutto. Sai quando ci si sente inutili, quando pensi a quello che hai fatto con una persona e vedi solo errori, quando tiri le somme della tua vita e il conto presenta zero? Oggi è quello che è accaduto a me. Ma io lo so che la tua, di somma, segna milioni. Io so chi ti ha detto che sei un……. Ha pienamente ragione. Non ti ho nemmeno chiesto cosa c’è che non va, né ieri, né oggi, non ho fatto quello che un vero amico dovrebbe fare, starti vicino. E se te lo avessi chiesto, non avrei saputo consolarti comunque, perché penso solo a me stesso. Eccolo il problema, che mi sta tormentando da mesi. Solo se scrivo riesco a trasmettere le mie emozioni. Ma nella vita, quando sono a contatto con te, con voi, con lei, sono arido e vuoto. Tu, invece, non lo sei. Ti ricordi cosa scrisse lei di te sul forum? “Hai regalato a tutti una ventata d’amore che mai c’era stata prima”. Ha pienamente ragione. Non sei sola. C’è un ragazzo che per due mesi ti è corso dietro disperatamente provando a riafferrarti. C’è la nostra crema di whisky che ti adora e ti ama come una sorella. Nella stanza accanto alla tua c’è il mio angelo, pronto a vegliare su di te. Non sottovalutarla, è splendida e ha una grande anima. Io l’ho incontrata stanotte per la seconda (e temo ultima) volta, quell’anima, anche se lei non lo sa. Poi ci sono pure io, per quello che può servire… Domani? Continueremo a vivere, sperando che le cose vadano meglio. Ma a te vanno già meglio di quanto tu possa pensare, nonostante i duri e gravi problemi che devi affrontare, perché non sei sola.

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La vergogna del Golgota

Posted in Pensieri on 12 luglio 2017 by salvodanna

jesusOre 2:05. Mi è venuto fresco fresco un cattivo pensiero pasquale. Beh, fresco si fa per dire, perché cova nella cenere da svariati giorni e spinge per venire alla luce e fare disastri e danni. Uomo ideale, donna ideale. Cos’è la Pasqua per i cristiani? Resurrezione, rinascita, passaggio. Vi do la mia personale concezione di pasqua, non come festa religiosa, ma come concetto dell’agire.

Vogliamo parlare di quelle insopportabili sensazioni, di quelle insostenibili situazioni, che la vita ci riserva? Sto parlando dell’ipocrisia dello scorrere quotidiano, quella che ti porta a contatto con gente che odi e con la quale nonostante tutto devi convivere, quella che ti separa dalle persone che ami, quella che istante dopo istante ti avvicina all’inevitabile fine… Quella che ti fa allacciare relazioni (non necessariamente amorose, parlo di quelle umane in generale) con qualcuno che, magari, in quel particolare momento, in quel determinato periodo, riveste per te un’importanza vitale, con cui intrecci un rapporto quasi simbiotico, e che poi dimentichi nel giro di poco tempo, come se niente fosse, preso dalle tue vicende e dalle tue vicissitudini.

Mi obietterete che questo non è vero, e a quel punto io mi farò una grassa risata. È la vita, ragazzi. Guardatevi alle spalle, e pensate a quanta gente avete perso, per i più svariati motivi, dalla morte a scendere. E a quanta ancora ne perderete. E tutti saranno sostituiti, uno per uno, proprio come voi, come noi, lo saremo a nostra volta. Ma siete ancora in pista…  Grettezza morale, cinismo, insensibilità? È possibile, ma stanotte mi gira così e mi pare di scrivere una verità condivisibile… E se scrivo questo è per non scrivere di altro… Allora sì che sarebbero guai…

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Stazione di provincia

Posted in Pensieri on 7 luglio 2017 by salvodanna

alcoolLa vita di Angelo è tutta lì, sul fondo di una bottiglia. Vino rosso, di quello che costa poco e rincoglionisce tanto. Ubriaco di professione a poco più di cinquant’anni. Mattino, pomeriggio, sera: ogni giorno una ruota che gira uguale. Dopo il tramonto lo trovi alla stazione ferroviaria del paese, appoggiato alla sua bici. Si scola allegro gli ultimi barlumi di lucidità. Additivi chimici addizionati al mosto rendono veleno stordente quello che lui considera nettare. Come faccia ogni sera a tornare incolume a casa su quel trabiccolo a due ruote è mistero poco gaudioso. Angelo non vorrebbe tornare in quel tugurio, sono anni che non vuole più. È vuoto, spogliato di ogni affetto. Moglie e figlio sono andati via, lavoro e dignità scappati insieme a loro. Resta solo il rimpianto, ma Angelo ci sta lavorando. Un’altra bottiglia, una sola, e anche quello sarà un ricordo sbiadito, per questa notte.

Quando Angelo va via, sono le otto di sera, in stazione arriva Andrea. Lui, a differenza del primo, non ha un tetto dove ripararsi. Ventidue anni, ha eletto la sala d’aspetto a casa, una panca di legno a letto. Si siede, distende le gambe, rilassa la schiena, si appisola. Non ha una coperta per ripararsi dal freddo, ma pensa che è giovane, può farcela a resistere. La gente gli passa accanto guardandolo schifata. È sudicio, la sporcizia incrosta la pelle e fa compagnia al puzzo di urina mescolato a quello di birra e sigarette. Punkabbestia, barbone, vagabondo, chiamatelo come preferite. Ad Andrea non importa, le etichette non gli sono mai piaciute. E le altre persone (la “gente normale”) lo ripugnano, forse più di quanto lui non faccia loro ribrezzo. Sta sereno, però, le ignora e tiene gli occhi chiusi, a schermare la luce dei neon della sala d’aspetto. Vuole solo dormire, per questa notte.

Vincenzo, per tutti Enzo, li vede entrambi. La mattina alle 7.30, quando va a prendere il treno diretto a Milano, Andrea sta ancora dormendo su quella panchina. La sera, alle 18.30, quando torna in paese dopo una giornata di lavoro, Angelo ha appena iniziato a vuotare la bottiglia. Enzo li odia, perché ha paura. Paura di finire come loro. Solo, abbandonato da tutti. È un precario. Precario del lavoro, precario della vita. L’unica certezza che ha è la data di scadenza sul suo contratto, due mesi a partire da oggi, lavoro a progetto. Con obbligo di presenza in ufficio dalle 9 alle 17.30, ma questo nel contratto non c’è scritto. Zero ferie, zero malattie, tante responsabilità. Un affitto e le bollette da pagare, come tutti. Enzo vede Angelo ed Andrea e si sente sospeso su un filo, come un equilibrista. Forse dopo troverò qualcos’altro, pensa, ho lasciato apposta la Calabria, i miei sforzi saranno premiati. Meglio sognare, per questa notte.

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Bellezza

Posted in Pensieri on 3 luglio 2017 by salvodanna

fioreAl netto della perenne insoddisfazione, tralasciando l’irresistibile voglia di urlare, i musi lunghi, le ansie e le inquietudini, forse dovremmo vivere meglio quei piccoli gesti d’affetto che inaspettatamente rendono una giornata migliore e degna di essere vissuta. Dovremmo imparare a dire più spesso grazie per la bellezza che ci circonda.

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